Il labirinto di una Malkavian

I Malkavian sono un clan di vampiri delizioso... poichè sono irrimediabilmente folli, perchè forse non reggono ciò che vedono: la realtà senza filtri e veli... e nessuna mente regge mai alla verità nuda e cruda. I loro discorsi sembrano scomodi delirii ai "savi"... c'è da scavare nelle loro stronzate per trovare preziose briciole di vero... preziosissime perle di scomode verità

Counter

Vi siete persi in *loading*,
Grazie.

Una Malkavian

Una Malkavian: visionaria, lunatica, impulsiva, bizzarra, incoerente, contraddittoria, aggressiva, dolce all'occorrenza, testarda, trasparente, delirante, paranoica, sarcastica, cinica, sognante, impaziente...

Amo

La verità. Quando ti spacca il grugno, quando tispiega perchè, quando ti insegna qualcosa a legnate, quando ti restiuisce quel che ti aveva indebitamente tolto...

Odio

La gentilezza compassata, il buonismo da manuale, il bon ton abusato, le frasi trite e ritrite... l'idiozia ed i mille modi per mascherarla

Stanze del labirinto

angoli bui
cuorevsmente
dream on
humor nero
la stanza delle parole
sdegnosenzacontegno

Sinfonia Oscura

Mina, Afterhours, Smashing Pumpkins, Tori Amos, Tool, A perfect Circle... quel che sa dirmi qualcosa...

lunedì, 26 ottobre 2009

Il rumore di passi è tornato solitario.

Quiete prima della tempesta.

Me li godo... rumore di tacchi.

Non mi prendo sul serio come "femme fatale" però talvolta ho giocato il ruolo.

Poco credibile, ma discreta interpretazione nonostante le ovvie difficoltà.

Tlac. Tlac. Tlac. Tlac.

Un predatore in cerca di preda, sente dei passi che si fermano appena si fermano i suoi.

Il bastardo tende l'orecchio?

Nah.

Già fuori.

Niente cena? Forse... forse c'è bisogno di un po' di terrore, un po' di sangue innocente e di uno sfoggio di zanne ed artigli, giusto per tornare in linea con il main theme del labirinto.

Questa è pur sempre la tana di una preda diventata predatore.

Oh porca miseria.

Speravo di aver dimenticato dove diavolo si trovasse questa stupida stanza... e soprattutto... non credevo fosse così facile da trovare.

Porca miseria.

Oggetti smarriti?

Amo i film Disney e quelli di Myazaki. Amo quelli di Charlie Chaplin ed Emily... e Mrs Lovett! e forse tutto il tocco di Tim Burton. Adoro le calle. Odio i ragni, mi terrorizzano. Mi piace la cannella e l'odore di thè verde. Mi piace la vodka. Mi piace giocare a cose stupide, mi piace giocare ad avere sei anni ed a farmi viziare, mi piace farmi coccolare come si fa con le figlie odiose e vezzose. Mi piace toccare le persone che voglio conoscere, conoscere le loro orecchie, gli occhi, il naso... pur odiando il contatto fisico. Mi piace la Peroni e berla con i miei fratelli. Mi piace fare colazione con la brioche ed il caffè e qualcuno che mi vuole per forza far sorridere. Mi piace il cucciolone cookie e disegnerei per ore il mio mondo che non c'è. Mi piace sentire le storie di ognuno, mi piace rubacchiare un po' del loro racconto ed incollarlo a me, così... per illudermi di esserci. Mi piacciono le mani, mi piace tenerle. Adoro V per vendetta, e sono innamorata di V, così dovrebbe essere un uomo. Mi piace dormire con le megamagliette ed odio essere svegliata. Mi piace poltrire. Mi piace il coccodrillo di peluche con cui dormo. Mi piace rigirarmi in bocca le parole che mi regalano, so che non hanno lo stesso peso che io do loro, ma quando succhi una caramella ti rimane il palato dolce. Adoro le alpenliebe, mi piace il caramello mou e non il Nesquick. Mi piace lo swing e ballo solo da ubriaca. No, non mi piaccio affatto, però mi piace essere rassicurata fino al fastidioso. Mi piace fare i capricci e rifiutarmi di crescere. Mi piacciono i cappelli anni '30. Mi piace cucinare, per gli altri ancora meglio. Mi piacciono i divani e dividerli in un abbraccio, sonnolento e complice. Mi piace colorare e sporcarmi le mani, mi piace fare giochi stupidi, mi piace riderne e darmi della sciocca. Mi piace essere tenuta per mano mentre faccio cose che mi fanno paura. Amo le vecchie filastrocche. Amo i patchwork. Amo i borghi medievali colorati da un tempo uggioso. Mi piacciono tante cose sciocche... si. Mi piacciono.

Sono solo oggetti smarriti.

Il mio più prezioso tesoro qui? no... questo è... un mucchio di fronzoli.

Hanno un sapore lontanamente simile... ma no.

Quello non l'ho mica smarrito.

L'ho seppellito.

Qualcosa accade... è una prova, una sfida. Il mio esame annuale.

 

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 21:58
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lunedì, 26 ottobre 2009

Mi crogiolavo nel buio di queste stanze, nel loro silenzio... e di tutti quegli scricchiolii così familiari. Conosco gran parte degli antri del labirinto, e come ogni architetto mi compiaccio della mia opera.

Rovine, stratificate su altre rovine, costruite su vecchie rovine.... e così... in una specie di loop, fascinoso e decadente.

Ero il caos.

Ero... l'amante del cambiamento, della morte e della rigenerazione, come ogni vampiro.

Un'araba fenice.

Sentivo gli ingranaggi che macinavano chissà cosa nel cuore del labirinto, le mura che sventravano stanze e ne creavano di nuove... mi compiacevo di questa specie di gotico Castello Errante e del suo essere sempre in divenire.

Un'eco.

Una cascata di parole sono arrivate dal limite estremo del labirinto. Lontane e soffocate.

"Non li senti più nevvero? Non senti più i muri spostarsi e cambiare forma"

Cazzo.

Il labirinto è immobile.

Perchè è un posto sicuro?

Si.

Perchè è un posto sicuro.

Il suo centro è ben protetto, lontano da occhi, da mani, da piedi maldestri.

Ma... il cambiamento?

Il rischio?

L'ebbrezza del pericolo?

Dove sono...? Dove sono finiti? Questo è il prezzo per un alto livello di sicurezza? Nessuna mutazione, pace perpetua.

Pace?

Pax Romana

Snuff - Slipknot.

If I'm alone I cannot hate.

Trincerata in centinaia di cinta murarie, per nascondere un labirinto, che nasconde un altro labirinto... ed un altro labirinto... ed un altro labirinto... e così via. A furia di scavare la mia tana fortificata, ho dimenticato cosa difendevo? no... sempre ben presente. A furia di scavare non ho mutato struttura al labirinto, ho sacrificato sulla pira della sicurezza il dinamismo che mi rendeva fanatica della conoscenza, della scoperta... e quindi della crescita.

Sono nella mia fortezza, ma... non posso aver sbagliato tutto.

No.

Devo chiamare a raccolta gli angoli bui e trovare un nuovo compromesso fra sicurezza e mobilità.

 

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 18:03
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sabato, 24 ottobre 2009

Un visitatore sbadato deve aver fatto cadere un sogno passando... e si è rotto in tante schegge...

Un po' di luce finalmente... ed un sogno in pezzi. Però le schegge hanno rivelato rifrangenze bellissime.

Una pellicola che sa far sognare ancora anche.. com'era? Un presunto vampiro :)

Howl non esiste.

Nessuno lo incontrerà in questi cunicoli bui.

Però... nel "mondo di là" sa trasmettere ancora qualcosa che sembra un caldo battito di cuore.

Importante?

Prezioso?

Naaah... ma sono un'esteta ed è ciò che non vedo più nel mondo,ciò che cerco in un'illusione chiamata cinema, e me ne sazio, senza sperare più che i sogni varchino i confini della realtà.

Solo che si infrangano, regalandomi un po' di luminescenza.

 

Peccato! volevo trovare semplicemente lo spezzone del loro primo incontro... a devo accontentarmi di questa che starnazza sotto le immagini di pura poesia.

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 20:55
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sabato, 24 ottobre 2009

C'è una stanza, che è la stanza delle lettere.

Ci sono migliaia di lettere, una in fila all'altra.

Alcune vogliono dire qualcosa.

Altre vogliono solo esistere.

QUalcuno ha lasciato qui un diario con le sue lettere.

Forse erano mie?

Forse sono mie queste parole, forse parlano di me. Forse parlano di uno sfortunato avventore.

Un avventore che non sogna più ma dorme tanto.

Un architetto che non sogna più ma dorme tanto.

Chi lo sa!

Sono belle... sono tristemente delicate. Un bacio ed una lacrima, una carezza ed un singhiozzo.

Chi è chi, in queste parole?

Perchè in esse, c'è un mondo intero.

Letizia quella mattina si svegliò presto, di buon mattino. Le gambe le facevano male, sottili ed ossute, come tutto il resto del corpo, era difficile far segreto della sua salute cagionevole, delle privazioni che quella giovane vita aveva dovuto sopportare, di cui aveva dovuto pagare il prezzo. Quel giorno però non importava, si pettinò i lunghi e lisci capelli color del miele selvatico e si vestì come se fosse giorno di festa.
L'abito lasciava molto a desiderare: rammendato più e più volte, quasi ci si perdeva dentro... esso era logoro, ma ad ogni modo lei lo teneva con la massima cura e riguardo.
Verde smeraldo, come i suoi occhi.
Occhi che difficilmente seguivano le labbra che si tendevano in un sorriso... ma quando questo avveniva, si poteva dire di aver assistito ad uno spettacolo unico nel suo genere, capace di illuminare una stanza priva di candele.
 
Letizia sorrise e si infilò a tracolla una piccola borsetta, adornata con minuscole conchiglie di telline, cucite al contrario così da rivelare quelle piacevoli screziature viola e rosa, afferrò una piccola e sottile valigia fatta di spago e cartone e scese di sotto scalza, in tutta fretta, preda dell'eccitaizone.
 
La sala sottostante alla sua piccola stanza era spoglia, quasi spartana... un tavolo due sedie ed un piccolo angolo cottura. Doveva essere l'ora di colazione, ma l'odore delle focacce e dello sciroppo d'acero non passavano per quelle mura da tanto.
 
"Dove diavolo stai andando?" gracchiò una voce arcigna, appartenente ad una donna che aveva ormai superato la quarantina, ingobbita dal tempo e dalle preoccupazioni, ogni traccia di dolcezza e femminilità sembrava essere letteralmente appassita sul suo viso. L'abito che indossava era di un colore grigio e spento, come un cielo che si rifiuta addirittura di versare qualche goccia di pioggia... nonostante avesse visto i suoi anni era impeccabile: pulito e ricucito ogni volta con cura magistrale.
"Sto andando alla fiera dei gioielli che si tiene in città! Oggi c'è l'inaugurazione... verranno tantissime persone"
La donna si voltò di scatto guardandola fra il seccato ed il disgustato.
"La vuoi piantare con queste sciocchezze?! Cointinui ad andare lì con le tue cianfrusaglie ma nessuno le guarda neanche per sbaglio! Non è posto per te quello!"
Letizia abbassò lo sguardo, mentre era intenta ad allacciarsi gli stivaletti ormai fuori moda, socchiuse gli occhi come ad ingoiare quella cucchiaiata di fiele del tutto gratuita e poi le sorrise.
"I miei gioielli non sono preziosi, ma li ho fatti a mano uno per uno... qualcuno saprà apprezzarli"
Un brontolìo sdegnato fu la replica di quella assurda coinquilina.
"Cosa mangerai una volta là?" come se alla fin fine le importasse di quella ragazzina di poco più di dieci anni, nonostante i modi duri che le riservava.
"Comprerò qualcosa con quello che guadagnerò" la rassicurò Letizia, facendo allargare il sorriso sulle sue labbra, come se avesse afferrato al volo ed avidamente quella piccola e micragnosa attenzione di una donna, che col tempo, aveva imparato ad amare.
"Allora preparati a rimanere un'altra giornata digiuna" replicò con feroce sarcasmo.
"Vedrai!" disse entusiasta la ragazzina, impaziente di contraddirla con i fatti, mentre apriva la porta.
 
 
La città era un fiume di gente che strisciava in un mare di colori fatti di lanterne e drappi di ogni sfumatura. Il vocìo era travolgente, così come la frenesia della calca, quasi sapevano far rumore anche gli sguardi bramosi delle ricche donne che si aggiravano per quegli stand più scintillanti della merce che esponevano.
Il sole era già alto e Letizia sospirò sollevata quando vide un angolino tra due grossi stand di gioielli dall'aria esotica. Aprì la piccola valigia di cartone e ne estrasse un tavolinetto da pic nic pieghevole, il cui ripiano era stato colorato di verde scuro, era malandato, ma grazioso.
Una ad una dispose con estrema cura, quasi come fosse un rito sacro, i suoi artefatti: bracciali, collanine, orecchini e cavigliere fatte di fili di cotone e conchiglie di ogni misura e fatta, quelle piccole e coniche dei paguri, alcune erano schegge di gusci di ostriche... ed altre solo piccole minuscole conghiglie da bagnasciuga. Trattava ognuno di quegli oggetti con un amore ed una cura che sarebbero stati capaci di incantare un ordinario osservatore. Finito il suo piccolo patchwork di gioielli del mare incollò al tavolino un piccolo cartello, decorato con pennellate di acquerello e china colorata.
 
"Offerta libera"
 
I passanti si avvicendavano, giravano banco per banco, indicando gioielli di splendida fattura, pietre grosse come uova imprigionate in oro, platino ed argento... serpenti di metallo prezioso strisciavano sulla pelle nuda di benestanti signore, si posavano sulle sete pregiate dei loro abiti, tintinnando come se fossero usignoli di metallo.
Letizia rivolgeva un sorriso speranzoso a chiunque sfiorasse il suo piccolo tavolino, anche se non lo degnava neanche di uno sguardo, li accoglieva tutti portandosi le mani in grembo, pronta ad illustrare la storia di ognuna delle sue opere... ma forse, presi dallo scintillio di ciò che era loro intorno, gli avventori non erano in grado di notare qualcosa di decisamente più dimesso.
Di tanto in tanto lei cambiava la disposizione di quel che lei amava chiamare gioielli, ignorava gli sguardi di sufficienza dei gioiellieri che rimpinguavano le casse accanto a lei, ignorava i morsi della fame... e faceva finta di non sentire le lacrime che bussavano alle palpebre. Le tornavano in mente le parole di quella mattina, e se prima sembravano una sfida adesso sembravano una coltellata che sapeva di sconfitta.
 
Pian piano gli sguardi distratti diminuirono, i visitatori si diradarono, ma a nessuno di loro venne negato un sorriso, ad alcuni accennò anche un gesto con la mano per mostrare quel che aveva da offrire, ma le monete tintinnavano, una dopo l'altra, solo intorno a lei. Ne era stato speso di denaro, ne era stato sprecato di denaro, ma nessuno aveva neanche voluto sentire la storia delle sue conchiglie.
Il chiudersi anche dell'ultima, stracolma, cassa dell'ultimo degli stand suonò come un gong, come un rintocco che decretava un epilogo che ogni anno si ostinava ad ignorare. Rivolse uno sguardo sottecchi al negoziante soddisfatto accanto a lei che intascava il ricavato, egli rise.
Era un uomo sulla sessantina, tarchiato e corpulento, con un paio di ridicoli occhialini sul naso, e neanche un capello in testa... e nei suoi occhi c'era della spietata e sadica derisione, ma lo sguardo ritroso di letizia non fu spezzato in fierezza.
 
"Cosa credevi di fare piccina? Questo non è posto per te, non è un mercatino delle pulci... a chi speravi di vendere questa chincaglieria?" disse l'uomo prendendo un braccialetto e gettandolo in terra, rompendone alcuni pendagli. "Se non sai fare affari non renderti ridicola in questo modo... torna a casa a pettinare bambole, rovini l'atmosfera di questa manifestazione con questo faccino smunto e la tua roba"
Letizia aspettò che si allontanasse, senza replicare e prese il bracciale danneggiato, sorridendo fra le lacrime.
"Si può ancora aggiustare..." disse guardandolo come se fosse controluce "...nessuno di quei gioielli ha la tua storia, non hai nulla da invidiare"
 
Ripose tutto con cura nella sua borsetta, rimise a posto il tavolino e si avviò verso casa.
 
La città di notte sembrava avesse ingoiato tutti i passanti da cui si era lasciata camminare addosso, come se fossero stati risucchiati in una coltre di silenzio e luce fioca ed artificiale. Non riusciva ormai a distinguere se le risate che sentiva fossero l'eco di quelle udite durante la giornata o qualcuno si stesse ancora prendendo gioco di lei.
D'un tratto le risate si avvicinarono.
 
Un fruscìo.
Un dolore al capo.
 
Il buio e suoni distorti.
 
Quando rinvenne aveva i piedi freddi, ed in bocca il sapore del selciato.
 
Letizia si guardò i piedi, coperti solo dai calzini, ed afferrò di scatto la sua borsetta... scoprendo con vivo dolore che era sparita così come la sua valigia di cartone.
Aveva ricacciato le lacrime fino ad allora, ma stavolta non bussarono, sgorgarono prepotenti, portando con loro un'orda di singhiozzi e sussurri.
 
 
Quando bussò alla porta era ormai notte fonda, i piedi erano sanguinanti e doloranti, e le era venuto sonno come se i suoi singhiozzi l'avessero cullata, come se fossero stati un'invincibile nenia.
La donna la squadrò quasi con una certa soddisfazione all'inizio, ma quando il suo dolore morse anche lei l'espressione si intenerì.
"Quando smetterai di fare queste stupidaggini?"
"Andrò di nuovo al mare... a cercare altre conchiglie" disse Letizia quasi per dispetto, con un bronciò che avrebbe sciolto un cuore di ghiaccio.
"Perchè non ti porta via il mare io mi chiedo!" disse spazientita la donna, tenendola dolosamente sulla porta.
Letizia sollevò lo sguardo, distaccata, consapevole ed innocente al contempo.
"Spero lo faccia tutte le volte... invece mi dona tante conchiglie... quindi deve esserci un perchè"
"...e guarda come ti riduci puntualmente per cercarlo... non è forse un modo per dirti di smetterla questo?" chiese in un tono che era un perfetto bilanciamento tra severità ed apprensione.
"Suona così vuota come risposta..." sospirò Letizia vinta e tremante.
"Eppure lo è"
 
Quella notte fu meno agitata, fu sonno rassegnato, furono sogni che non avrebbe ricordato... La luna di quella notte non venne solleticata dalla frenetica e speranzosa attesa, quella luna non venne guardata, neanche una volta quella notte.

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 16:32
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sabato, 24 ottobre 2009

Sono un bel giochino.

Sono un giochino irto di pericoli e cosparso di veleno mortale.

Qualcuno di avventura, si guarda intorno, annuisce convinto e sceglie di comprare un giro sulla giostra.

Però nessuno capisce questo veramente cosa sia.

Apro le persone, le osservo, le caccio e le studio per tenermi in "allenamento". Nessuno però legge me.

Lezioni di natura umana.

Umana come non mi sento più.

Stacco un biglietto per una immaginifica casa degli specchi.

E vedo tanti piccoli inetti entrare nel labirinto del Malkavian.

Sono vampiri... sono pazzi... e sono predatori.

Non importa quanto umani possano sembrare

Non importa quanto possano comprendere la ragione e le ragioni degli umani.

Sono non morti.

Un tempo vivi

Non ancora morti.

La bestia nera si aggira per gli antri bui del labirinto... sente la gente parlottare delusa, percepisce il flash delle foto... e cerca, si agita, brama e preda i malcapitati.

Strappa un pezzo di carne, un pezzo di cuore ed un pezzo di anima...

e torna placida nel suo marcescente angolo buio a mangiare.

si ciba di quel che era, una nostalgica cannibale... mastica per ricordare, ma non torna ad essere.

Un antro pieno di orrori, sogni contortisi e destinati a morire oscenità. Nulla più. Nessuna primavera... qui si assapora il fascino dell'inverno e l'orrore dell'autunno... quando le foglie muoiono.

Niente di più.

Biglietto?

OH!... ascoltate il mio consiglio.

Ascoltatelo perchè è utile a tutti voi.

Andate al cinema, ad un concerto, in una stupida discoteca....

...non comprate questo biglietto.

Il labirinto non ha bisogno di avventori, di pubblico e di fan.

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 02:13
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domenica, 18 ottobre 2009

Piove.

Sono un fascio di ormoni.

Ambisco ad un'isterectomia alla McGiver.

Le donne.

Molti dicono siano una grande invenzione.

Ve lo dico che cosa sono da donna.

Zoccole più zoccole della zoccola che le ha generate. Esseri del tutto illogici che pretendono di essere prese sul serio quando il loro utero ulula idiozie che pretendono di far passare per buone ragioni.

Se non riescono a farle passare per buone ragioni?

Oh cavolo! è semplice! piangono!!!

Perchè finite le spiegazioni si passa alla sepricolata guerriglia, perchè finite le possibilità di una onesta e schiacciante vittoria con classe sul piano della razionalità si passa al gico sporco... si tira fuori l'artiglieria.

Lacrime e trucco sciolto.

Bah.

Se l'umo ragiona concordemente con il suo fornitore diretto di testosterone e non riesce a portare avanti attività concludenti che non comportino alla fine solo una secrezione.

Mangiare (salivazione), giocare a calcetto (sudorazione), cagare (feci), fare pipì senza mani (urina), scopare (eiaculazione), giocare a playstation (una vittoria a winning eleven ti alza il testosterone).

La donna dialoga con l'utero, ci lotta, regala qualche risultato razionalmente promettente e poi... PAFF! l'utero comincia ad urlare ed ecco che gli estrogeni occupano con la violenza la teca cranica e tutto questo si trasforma in un decadente impero dei sensi.

La cosa divertente?

Ci lamentiamo che non ci capiscono...

...forse, è il bianco ospedale che non ci fa sembrare attraenti quelli del reparto di neuropsichiatria.

Senza rancore, è solo il mio utero che mi tortura... ed io sono una povera ribelle di questa folle dittatura.

 

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 12:15
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venerdì, 09 ottobre 2009

E mordi ancora....

Come un eterno funerale, il tuo requiem sembra sparato in loop in certi momenti, in certi punti, in cui la pelle è meno dura.

D'un tratto delle note rotolano giù dalla radio.

Una campana che sa di promesse, delle parole che avevamo scelto.

Ci eravamo scelti.

O forse io avevo scelto in modo molto avventato.

Le domande... tutto il mio nutrito bagaglio di domande è ancora là, come il tesoro dei pirati.... seppellito nel cuore dell'oblio, con una ciurma che cerca di trovarlo.

Però adesso le faccio, me le rigiro in bocca come fossero una caramella al fiele,

Un perfetto misto tra amaro e zucchero.

Non riceveranno risposta le domande, non ci saranno spigazioni logiche. Non ci sarà niente che farà tornare indietro il tempo, ed anche se io combattessi, ed uscissi vittoriosa, lo spazio... ci troverebbe diversi.

Mi troverebbe diversa.

Un grazioso non morto, che guarda il mondo dall'alto, dall'esterno... senza più provare a mascherare la sua natura.

Crudele.

Insensibile.

Predatore.

Annoiato.

Esteta voyeur mai satolla della sensazione di incomprensione che prova nello sfiorare la vita.

Quella che ricorda.

Che non vuole più. Che sa che non tornerà.

La gelida mannaia cala su tutto ciò che si muove e palpita.

Cinismo e razionalità elargiscono sempre qualcosa che sa un po' di profezia un po' di spiegazione.

Ed i mortali si affannano... a crescere, vivere le loro vite solo in superficie. Trarre soddisfazione da cose effimere... che non mi sfiorano più.

Un animo di granito e non più cristallo... incapace di vibrare.

S per stabilità... S per sicurezza S per... tante cose.

In questa fortezza talvolta fa freddo, talvolta la sicurezza sembra costosa. Si spera in qualcuno che ci si perda, come nella Bella e la Bestia. La speranza però è una compagna infida, una bestia vorace e perseverante... che ti succchia via la vita se non stai attento. QUalcuno che si avventuri perchè? Oh no... non è la risposta più scontata quella che sentirete...

Un vampiro ha bisogno di un nuovo pupillo.

Oggi qualcuno l'ha morsa, e forse ha voglia di mordere.

Tutto passa.

Domani è un giorno di vendetta... di certo sorriderò.

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 20:40
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In: angoli bui


domenica, 27 settembre 2009

Ho ripreso a ridere.

Ho ripreso a sorridere.

Ho imparato a far sorridere.

Questa vita sembra nuova, questa vita sembra strana... ma so che è mia.

Mi piace, non è bella, ma è un tipino con tutte le sue cose a posto.

Certo, non l'avevo immaginata così.

Poche cose sono andate secondo i programmi, e quel che immaginavo non è più fra le cose esistenti, non è più sul mio cammino ma ho imparato ad aspettare le risposte da Mamma Realtà.

Non scalcio, non piangnucolo ad ogni porta sbattuta del labirinto, mi aggiro per le sue stanze, e se le trovo vuote, apprendo con sollievo che ci sarà meno da pulire. sbircio dalle finestre e sempre più vite mi sembrano strane... fatte di croccante alla mandorla, pupazzetti di diddl, messaggi su Fecebook e giuramenti d'amore eterno che sanno di burrata lasciata una settimana sotto al sole d'agosto.

La gente è felice così.

IO non sono la gente.

Vite in vetrina, foto patinate ed ostentazioni di cose che spesso... nell'amata Mamma Realtà sono tutto tranne che degne d'essere immortalate. Sorrisi e frasi allusive, storie macellate online, sulle cui carcasse se ne costruiscono altre... più belle, più romantiche, più struggenti... più virtuali.

Mamma Realtà non è un bel tipo, ma almeno è sincera... ma l'uomo è vigliacco. Sceglie l'ex novo alla prima difficoltà... sceglie una patina di pixel dorata invece di continuare sulla strada fatta di carne ed ossa. Sceglie di digitare e non di toccare.

Questo è il mondo?

Una ragazzina cresciuta a pane e O.C. mi comunica su di giri che all'età in cui negli States puoi cominciare a bere si farà infilare una fede al dito da un uomo che l'ha colpita per i suoi addominali su Faccialibro, che la tratta come una regina... che... che... che fa? Lo ama? Ama la sua adeguatezza sociale e la sua condotta? Che le ha regalato un pendaglio di Swaroski?

Cos'è l'amare? Una relazione? Cos'è stare insieme?... io morirò sola, pazza e gattara perchè l'ho capito molto diversamente.

Non è un casco coordinato, una scheda che parla gratis con un'altra, non è sedere sul sediolino anteriore di un'auto e non è mostrare un trofeo ad ogni occasione mondana.

Non è scrivere Ti amo, mi manchi per SMS, o nella bacheca di Faccialibro.

Sopportare, tacere e comprendere. Chiudere gli occhi ed addormentarsi cosapevoli che una persona là invece è sveglia, e può lasciarti cadavere nell'unico momento in cui le difese di chiunque sono basse, è capire i difetti, inventariarli in modo organico e poi amarli, apprezzarli, riconoscere che sono il pizzico di sale in più, il cucchiaio d'olio in eccesso e quel pepe in meno che rendono un piatto squisito, una buona pietanza e basta... ma si cucina in un solo ristorante. Coesistere con un sistema nervoso non proprio, carezzare e colpire senza mai sbagliare i tempi, piegare e lasciarsi piegare. Prevedere e rimanere sorpresi.

Non è bello, non è divertente. L'ho fatto... l'ho voluto e non me ne pento... MAI. Ma non è quello che gli altri credono. Non 'è niente che brilla come gli Swaroski nello scegliere un compagno e tenerlo per sè. Non è obbligatorio soprattutto.

Avrei voluto tanto fosse fatto di scoperta di vecchi borghi medievali, di cieli grigi e stormire di foglie autunnali, delttere della pioggia e di calore di coperte. Di notti in silenzio e penombre da riempire. Di mani di ossa e di pelle.

Ed invece è stato cadere e digrignare i denti, è stato freddo e smacchi tante volte. Ha avuto un prezzo molto alto la chiave del paradiso. Ha avuto un prezzo molto alto un buon numero di brividi.

Mordere e leccare le ferite. Inflitte e sofferte.

Stringere la presa quando le urla dicono il contrario, navigare in acque torbide e basse con la chiglia già fracassata, e remare in modo coordinato per superare presto gli scogli. Cadere e rompersi le ginocchia, e capire che accanto, qualcuno forse non l'ha notato, forse non ha proprio voglia di fare niente... perchè amare non è dare per scontata l'assistenza. Dio c'ha fatto esseri autosufficienti.

Ogni volta che qualcuno si ferma bisogna rendere grazie, perchè ogni istante potrebbe essere troppo tardi. Ogni volta che qualcuno si ferma bisogna essere grati,e non credere mai che quell'altro immagini il mondo che c'è dentro ognuno di noi.

Grazie è una bella parola, quasi quanto condivisione. Dire e fare per ringraziare.

Ogni gesto è tanto, ogni attenzione un dono... e nulla viene dovuto.

Il diavolo è nei dettagli.

I dettagli che tessono le trame di un filo che lega due persone, il diavolo che filamento per filamento, dettaglio su dettaglio li assottiglia. Per il nostro bene... forse.

La presunzione di avere il diritto di trovare qualcosa che somigli all'amore. La pigrizia di lamentarsi degli altri perchè non ci scelgono.

Io non mi aspetto di essere scelta, io non mi aspetto di trovare niente. Io mi aspetto di sorridere.

Questo è possibile senza faccialibro, senza swaroski e senza un trofeo da mostrare in giro.

Questo è possibile ritrovando ed amando quel che si lancia dietro al primo che passa pur di non SEMBRARE soli.

Se stessi.

Io mi sono perdonata e mi sono innamorata di me.

Letizia.

Durerà?

Prego ogni notte.

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 14:12
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In: cuorevsmente


mercoledì, 29 aprile 2009

Giravo per i vecchi cunicoli dimenticati.

Macerie ovunque.

Un rumore di catene.

Devo ammettere che mi ha sorpresa... pensavo di averlo cacciato, pensavo di aver rotto le mie di catene... ma lui me le porgeva, e quando le strattonava sentivo il dolore identico a... a poco tempo fa? tanto tempo fa?

Il tempo è relativo.

Mi sono piazzata là, senza paura, senza timore nè esitaizone.

Io sono il malkavian e mio è il labirinto... è solo un ospite indesiderato.

Come tanti del resto.

Mi ha gelato il sangue nelle vene, abbracciandomi, straziandomi con il ricordo del suo calore... ma adesso tale più non è.

Una favola rotta.

Un sogno morto di stenti.

Ha morso e fatto male.

Mi sono rivista sanguinare... e poi...

Poi è scomparso nell'oscurità.

Quello rimarrà sempre il suo maledetto cunicolo, nel mio maledetto labirinto...

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 20:26
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In: angoli bui


giovedì, 05 febbraio 2009

Sono decisamente davanti ad un dilemma...

Il primo l'ho risolto: mandare a fare in culo mia madre che continua a strapparsi le vesti ed a cospargersi il capo di cenere in nome di una divinità sadica e voyeur quale Dio per quello che "stanno facendo alla povera Eluana"... ho difeso la laicità di questo Stato... solo verbalmente, ma la crociata dei poveri cittadini LAICI italiani so che presto verrà soffocata, anzi affogata nell'acqua santa ed affumicata con l'incenso.

Anche perchè mia madre che si strappa le vesti non è un bello spettacolo.

Perplimere sulla fiction su Moana Pozzi o no? Altro dilemma risolto... questione di importanza storica no? Nessuna esitazione! Del resto, la RAI fa una fiction su Perlasca, ma nessuno ancora sa chi è... forse doveva mostrare anche lui un po' di tette... ma non sarebbe stata la stessa cosa temo. Forse il culo della Pozzi ha salvato più vite del povero Giorgio... ed io non lo so. MEA CULPA!

 

Il dilemma è un altro... alquanto "seccante". Io non tollero una categoria di creaturuncole, piuttosto diffusa ahimè.

Come definirli così... senza sembrare un cingolato con le parole... mmh... mmh

Parto anale la cui vita è stata salvata dal malfunzionamento di uno sciacquone... e nonostante questo, invece di riservare sconfinata e remissiva gratitudine agli esseri umani che lo accolgono e lo trattano come uno di loro... ha l'ardire di guardarli dall'alto in basso.

Si, ritengo io sia stata piuttosto "blanda" nelle mie definizioni.

Eh si! questi soggetti non sono poi così infrequenti... dei piccoli cumuli di frustrazioni e fallimenti, avvolti in un sottile strato di mediocrità, al sapore di tenerezza per alcuni... per chi non ama gli aromi caramellati direi che è più sana derisione.

Il solito zimbello del gruppo, quello che quasi quasi si chiama apposta per aver qualcosa di cui ridacchiare tutta la serata... voi non lo fate? Oh... se non lo fate ho pessime notizie per voi... presto vi arriverà un invito ad uscire, e sarà allora che vi troverete dalla parte sbagliata della barricata... o del palco che dir si voglia.

Ad ogni modo... ormai il nostro piccolo e tenero zimbello ha avuto un incremento - immotivato - di autostima così esponenziale da credere di poter usare una perigliosissima arma, che nelle mani di un incompetente sa fare danni inimmaginabili....

...l'ironia.

Il sarcasmo ancora non l'ha scoperto, non riesce a riconoscerlo nei professionisti, figuriamoci se riesce ad usarlo!

Il dramma adesso è uno: da qualche tempo, le sue autocelebrazioni hanno superato l'oscuro confine tra ridicolo ed urticante...e non contento adesso cerca di stabilire qualche sorta di contatto con me, non ho idea esattamente... credo cerchi il duello verbale. Ogni volta però che raccolgo il suo piccolo e tenero guantino, qualcuno dei miei amici corre ad infilarmi una museruola per evitare che io faccia comprendere al piccolo, povero e stupido scudiero... che non si sta portando affatto a casa la testa del drago, e che quello che sente, non è il suo grido di morte... ma solo il suo sommesso russare.

Mi costringono a regalargli un forzato silenzio invece che una giusta, equa e "benevola" lezione circa il suo posto nella catena alimentare umana. Crede di non permettermi di replicare! Mi appello al diritto di difesa! ARTICOLO 24 VIENI A ME!

Avanti! perchè tutto questo buonismo...?! Perchè questa inutile e prodiga spendita di misericordia nei confronti di un esseruncolo che va educato? ...Se non lo faccio io a pezzi, poi davvero crederà di valere qualcosa... chessò... nella vita in generale!? Solo perchè la sua stupidità lo fa apparire piccolo e tenero non è assolutamente detto che io lo debba trovare piccolo e tenero.

Un vergine ASSOLUTO ad un quarto di secolo (e non per scelta propria), che taccia di inettitudine i fidanzati delle ragazze in comitiva perchè non conoscono dove sia situato il punto G...

...andiamo!

Non si può offrire un ventre così succulento ai miei lunghi ed affilati canini e poi impormi una pietà che io non conosco....

Su è come invitare un lupo ad un convegno di pastori!

Il ragazzo va educato e ridimensionato... gli stronzuncoli devono comprendere bene il luogo da dove vengono, per cambiare la loro strada... farlo vivere nell'illusione di percorrere la stessa nostra... è un gran male.

Se non mi dessi ogni giorno della cretina non riuscirei a strappare quell'1% in meno l'anno al mio tasso di idiozia!...

Questa è una crociata... una missione... sono la Madre Teresa degli sfigati, sono la portabandiera della maieutica per imbecilli..

DIO LO VUOLE!

FiGliaDiMalkav ha delirato alle 14:38
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In: sdegnosenzacontegno


Pagine


Leggo

... Del senno di Poi ...
Che il gioco abbia inizio...
Cronache da un mondo gabbato
Forse davvero il sonno giova all'encefalo
Fragile con forza...
I giardini del labrinto
Interessante
L'ho visto passare lungo qualche corridoio
La bambola di cera...
La lanterna ed il camaleonte
La vita ha degli impeti di generosità... ecco il mio
Pirandello de'noartri
Surfin'on the net...
Tipino attivo... grazioso
Un pumpkinomane come me!
Un visitatore del labirinto... interessante
Una nave un po' fantasma un po' virtuale
Una piccola anima persa nel labirinto
Una stanza tutta per lui nel mio labirinto
Vi sfido a singolar tenzone

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Parole sul baratro

In primo luogo osservate con quanta previdenza la natura, madre e artefice del genere umano, ebbe cura di spargere dappertutto un pizzico di follia. Se, infatti, secondo la definizione stoica, la saggezza consiste solo nel farsi guidare dalla ragione, mentre, al contrario, la follia consiste nel farsi trascinare dalle passioni, perché la vita umana non fosse del tutto improntata a malinconica severità, Giove infuse nell'uomo molta più passione che ragione: press'a poco nella proporzione di mezz'oncia ad un asse. Relegò inoltre la ragione in un angolino della testa lasciando il resto del corpo ai turbamenti delle passioni. Quindi, alla sola ragione contrappose due specie di violentissimi tiranni: l'ira, che occupa la rocca del petto e il cuore stesso che è la fonte della vita, e la concupiscenza che estende il suo dominio fino al basso ventre. Quanto valga la ragione contro queste due agguerrite avversarie ce lo dice a sufficienza la condotta abituale degli uomini: la ragione può solo protestare, e lo fa fino a perderci la voce, enunciando i princìpi morali; ma quelle, rivoltandosi alla loro regina, la subissano di grida odiose, finché lei, prostrata, cede spontaneamente dichiarandosi vinta.

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